La tutela previdenziale del socio lavoratore autonomo di cooperativa artigiana


Il reddito derivante dallo svolgimento dell’attività lavorativa nella cooperativa artigiana da parte dei soci che stabiliscono un rapporto di lavoro in forma autonoma, è qualificato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, che va considerato, oltre ad eventuali altri redditi d’impresa, ai fini della determinazione della base imponibile per la quantificazione dell’importo da versare a titolo di contribuzione eccedente il minimale, alla Gestione autonoma degli artigiani (Inps, circolare 17 febbraio 2021, n. 29)


Come noto, è imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo (art. 2, L. n. 443/1985). Altresì, è artigiana l’impresa che è costituita ed esercitata in forma di società, anche cooperativa, escluse le società per azioni ed in accomandita per azioni, a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale (art. 3, co. 2, L. n. 443/1985).
Dunque, l’attività dell’impresa artigiana può pertanto svolgersi in forma sia individuale che collettiva, in forma di cooperativa, di società di persone e di società a responsabilità limitata.
Nel caso di una società cooperativa, il socio lavoratore stabilisce con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali (art. 1, co. 3, L. n. 142/2001). Al riguardo, la connotazione del rapporto giuridico tra la società cooperativa ed il lavoratore artigiano può essere rinvenuta sia nello statuto associativo, nel quale sono individuate le modalità di raggiungimento dell’oggetto sociale dell’attività imprenditoriale a cui le attività dei singoli devono tendere, sia nel contratto tra lavoratore e cooperativa, nel quale specificatamente è indicata la tipologia di rapporto lavorativo instaurato. Peraltro, anche nel Regolamento della cooperativa devono essere riportate le tipologie dei diversi rapporti di lavoro attraverso i quali la cooperativa intende conseguire lo scopo sociale (artt. 1 e 6, L. n. 142/2001). In particolare, devono essere indicate le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci, in relazione all’organizzazione aziendale della cooperativa e ai profili professionali dei soci stessi, anche nei casi di tipologie diverse da quella del lavoro subordinato, con richiamo espresso alle normative di legge vigenti per i rapporti di lavoro diversi da quello subordinato.
Ne consegue, quindi, che tra la cooperativa e il socio può essere instaurato anche un rapporto di lavoro autonomo artigiano, dal quale deriva l’iscrizione alla Gestione previdenziale speciale autonoma degli artigiani. In ogni caso, la qualificazione adottata come artigiano nel contratto, in conformità al Regolamento, non può prevalere su quella che deriva dall’osservazione della realtà effettuale, dovendo la previsione negoziale essere sempre convalidata e rispettata anche in fase esecutiva. In altri termini, quanto esplicitato dalle parti nel negozio, deve trovare riscontro nelle modalità di esecuzione in concreto della prestazione lavorativa, in aderenza al principio di effettività del rapporto di lavoro tra socio e cooperativa.
Al fine dell’iscrizione alla Gestione previdenziale speciale autonoma degli artigiani del lavoratore socio della cooperativa, la cui natura artigiana è stata riconosciuta dall’Albo delle imprese artigiane, rileva la presenza delle delibere d’iscrizione alla suddetta Gestione, inviate dall’Albo delle imprese artigiane. Anche nel caso in cui risulti un contenzioso giudiziario in corso e il socio lavoratore non dovesse risultare assicurato per il medesimo rapporto di lavoro dalla società cooperativa nel Fondo pensione lavoratori dipendenti (FPLD) o nella Gestione separata, le Strutture territoriali Inps devono procedere ad aprire una posizione assicurativa in capo ai soci che risultano iscritti all’Albo delle imprese artigiane, nel rispetto dei termini prescrizionali. Nell’ipotesi, invece, di soci lavoratori assicurati per il medesimo rapporto di lavoro dalla società cooperativa nel FPLD o nella Gestione separata, in ragione dell’esigenza di tutelare il legittimo affidamento e preservare l’integrità delle posizioni previdenziali dei lavoratori del settore, i provvedimenti di modifica della Gestione previdenziale degli stessi con il passaggio nella Gestione speciale autonoma degli artigiani, hanno effetto con decorrenza dal 1° marzo 2021.
Il reddito derivante dallo svolgimento dell’attività lavorativa nella cooperativa artigiana da parte dei soci che stabiliscono un rapporto di lavoro in forma autonoma, è qualificato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente (art. 50, D.P.R. n. 917/1986; art. 1, co. 114, L. n. 208/2015), che va considerato, oltre ad eventuali altri redditi d’impresa, ai fini della determinazione della base imponibile per la quantificazione dell’importo da versare a titolo di contribuzione eccedente il minimale (L. n. 233/1990), alla Gestione speciale autonoma degli artigiani.

ApL ASSOLAVORO: Accordo per il rinnovo Tis in deroga


 

 



 


Firmato il giorno 10/2/2021, tra ASSOLAVORO e FELSA-CISL, NIDIL-CGIL, UILTEMP, l’accordo in materia di proroga e rinnovo delle disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica Covid-19

Le Parti con la firma della presente intesa hanno individuato una serie di misure urgenti a sostegno sia dei lavoratori che delle Agenzie per far fronte all’emergenza determinata dalla crisi epidemiologica in atto.
Le Parti, in particolare, nel pieno rispetto della normativa legislativa e contrattuale vigente, confermano integralmente le disposizioni di cui all’Accordo del 24/11/2020 sull’applicazione della Tis in deroga.
Considerata la sopravvenuta e vigente normativa nazionale, la platea individuata dall’art. 1, comma 1, lett. b), dell’Accordo del 24/11/2020 e sotto riportata, rientra nell’ambito di applicazione del TIS Semplificato.

“a) Lavoratori impiegati nella Pubblica Amministrazione/Appalto presso P.A.;
b) Lavoratori assunti a decorrere dal 14/7/2020 ed in forza alla data del 9/11/2020, qualora, in base alla normativa emergenziale nazionale, non possano accedere al trattamento di TIS semplificato;
c) Lavoratori assunti a decorrere dal 10 novembre che abbiamo prestato servizio per almeno 5 giorni lavorativi presso il medesimo utilizzatore, salvo il caso di improvvisa sospensione della attività lavorativa per causale immediatamente derivante dall’emergenza epidemiologica in atto;
d) Lavoratori inviati in missione presso aziende senza dipendenti.”

Fermo restando quanto disposto dall’art. 2, comma 3 dell’Accordo del 24/11/2020, rientra nell’ambito di applicazione della misura in esame la fattispecie dell’”esaurimento ferie/permessi/rol” dei lavoratori in somministrazione impiegati in aziende utilizzatrici che non attivano ammortizzatori sociali emergenziali, purché immediatamente conseguenziale ad eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica in atto.
La misura del TIS in deroga è attivabile entro il 30/6/2021, per una durata massima complessiva di ulteriori dodici settimane comprensive delle settimane ricadenti nel periodo 1/1/2021 – 31/1/2021 in base alle previsioni dell’Accordo del 24/11/2020.

Placement
Per tutto il periodo fino al 31/12/2021, al fine del riconoscimento in sede di rendicontazione del finanziamento relativo alle attività formative, è prevista una media annuale di placement per ApL di almeno il 25% del numero degli allievi coinvolti nelle suddette attività.

Assemblee sindacali da remoto
Stante il perdurare dello stato di emergenza e i suoi contingenti riflessi sulle modalità di esercizio del diritto di Assemblea nelle realtà produttive, si conviene di prorogare fino al 30/04/2021 e comunque fino al perdurare dello stato di emergenza, salvo diversa indicazione delle Parti, la validità del Protocollo d’Intesa sottoscritto in data 24/11/2020 in materia di “Assemblee sindacali in modalità da remoto”.

Accesso al Fondo Nuove Competenze per i Dirigenti – Aziende commerciali

Siglato lo scorso dicembre, tra CONFCOMMERCIO – IMPRESE PER L’ITALIA e MANAGERITALIA, l’accordo quadro nazionale per l’accesso al Fondo Nuove Competenze.

Premesso che la formazione continua rappresenta uno strumento strategico per innalzare il livello del capitale umano nel mercato del lavoro, offrendo ai lavoratori l’opportunità di acquisire nuove o maggiori competenze e di dotarsi degli strumenti utili per adattarsi alle trasformazioni in atto e, al tempo stesso, per sostenere le imprese nel processo di adeguamento dei modelli organizzativi e produttivi determinati dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, le parti concordano di condividere l’allegato modello “standard” di accordo territoriale, che dovrà essere sottoscritto dai rispettivi sistemi territoriali.
A tale accordo possono aderire i datori di lavoro che applichino il CCNL per i dirigenti del terziario, della distribuzione e dei servizi, Testo Unico 31/7/2013 e successive modifiche che, a seguito di mutate esigenze organizzative e produttive o per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori, intendano rimodulare l’orario di lavoro e destinare parte di esso alla realizzazione di appositi percorsi di sviluppo delle competenze, della durata massima di 250 ore per dipendente.
Fermo restando quanto previsto dal punto precedente, è facoltà dei datori di lavoro con sede legale e/o almeno una sede o unità operativa nel territorio della Regione di  estendere i contenuti del presente accordo ai dirigenti occupati presso le sedi e/o unità produttive site al di fuori del territorio della Regione di , previa esplicita indicazione all’interno del progetto formativo e del modulo di adesione al presente Accordo.
Oggetto del piano formativo sarà il percorso di sviluppo di nuove o maggiori competenze finalizzato ad offrire ai lavoratori strumenti utili per adattarsi alle condizioni del mercato del lavoro, al contesto tecnologico in continua evoluzione e all’adeguamento del contesto organizzativo e produttivo determinati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Le attività di sviluppo delle competenze non dovranno avere una durata superiore a 250 ore per lavoratore e dovranno concludersi entro 90 giorni dalla data di approvazione dell’istanza da parte dell’ANPAL, ovvero 120 giorni nei casi in cui sia previsto il coinvolgimento dei Fondi interprofessionali.

Lavoratori dipendenti di società in house: precisazioni sui provvedimenti disciplinari


Si forniscono istruzioni sull’applicabilità ai lavoratori dipendenti di società in house raggiunti da un provvedimento disciplinare.


In virtù dei principi generali stabiliti dagli artt. 2093 e 2129 c.c., secondo cui le disposizioni relative al rapporto di lavoro nell’impresa si applicano anche agli enti pubblici, in mancanza di deroghe o comunque nel caso in cui gli enti esercitino una attività imprenditoriale, la disciplina dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle società a controllo pubblico e delle società in house è sempre stata collegata a quella del lavoro nell’impresa.  Atteso che la disciplina generale applicabile ai dipendenti delle società a controllo pubblico è quella privatistica, resta da circoscrivere il perimetro delle deroghe introdotte dal legislatore a tale principio generale.
L’art. 19 del D.Lgs. n. 175/206, che identifica le fonti di disciplina dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle società a controllo pubblico, fornisce un metodo che deve orientare l’attività dell’interprete, vincolandolo ad applicare il regime privatistico del rapporto di lavoro anche ai dipendenti delle società a controllo pubblico fintantoché non si palesi una deroga espressamente dettata dal Legislatore.
Le deroghe alla disciplina privatistica dei rapporti di lavoro, contenute all’interno del cit. decreto legislativo, riguardano solo le assunzioni e la retribuzione.
Pertanto, non essendo possibile individuare alcuna norma specifica che in materia di provvedimenti disciplinari intimati ai lavoratori dipendenti di società in house deroghi alla normativa generale prevista per i rapporti di lavoro privati, sarà quindi applicabile nei loro confronti la relativa disciplina sulle impugnazioni, compresa quella concernente la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato ex art. 7, commi 6 e 7, della L. n. 300/1970.

Fondo nuove competenze: pubblicato il decreto Anpal che recepisce i nuovi termini


Pubblicato il decreto Anpal che recepisce i nuovi termini del Fondo nuove competenze introdotti dal Decreto Interministeriale del 22 gennaio 2021 ed entrati in vigore al 15 febbraio.


Il DM 22 gennaio 2021 prevede che gli accordi collettivi di cui all’articolo 88, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, devono essere stati sottoscritti entro il 30 giugno 2021 e devono prevedere progetti formativi, il numero dei lavoratori coinvolti nell’intervento e il numero di ore dell’orario di lavoro da destinare a percorsi per lo sviluppo delle competenze nonché, nei casi di erogazione della formazione da parte dell’impresa, la dimostrazione del possesso dei requisiti tecnici, fisici e professionali di capacità formativa per lo svolgimento del progetto stesso. Il limite massimo delle ore da destinare allo sviluppo delle competenze per lavoratore, previa rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa ovvero per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori, e individuato in 250 ore. Le attività di sviluppo delle competenze si devono concludere entro 90 giorni dalla data di approvazione della domanda da parte di ANPAL. Il predetto termine è elevato a 120 giorni nei casi di finanziamento degli interventi da parte dei Fondi paritetici interprofessionali.
Le domande di accesso al Fondo Nuove Competenze devono essere presentate ad ANPAL entro e non oltre il 30 giugno 2021 al fine di garantire la conclusione delle procedure di rendicontazione e di spesa entro il 31dicembre 2021.
Il Decreto Direttoriale Anpal oltre a recepire il Decreto Interministeriale del 22 gennaio modifica i termini per la fase istruttoria. Si tratta di modifiche introdotte per consentire di completare tutte le attività previste, anche in termini di spesa, entro la data del 31 dicembre 2021:
– il termine, previsto dall’art. 4 dell’Avviso Fondo Nuove Competenze (Istruttoria delle istanze), entro il quale i datori di lavoro devono presentare integrazioni e/o chiarimenti alle istanze presentate è fissato in 7 giorni di calendario dalla data di richiesta di integrazioni e/o chiarimenti da parte di ANPAL;
– il termine, previsto dall’art. 6.2 dell’Avviso (Richiesta di saldo), entro il quale deve essere presentata la richiesta di saldo è individuato in 20 giorni di calendario dalla conclusione dei percorsi di sviluppo delle competenze;
– il termine, previsto dall’art. 6.3 (Quantificazione del saldo) dell’Avviso, entro il quale i datori di lavoro sono tenuti a presentare integrazioni e/o chiarimenti  alla richiesta di saldo è fissato in 10 giorni di calendario dalla data di richiesta di integrazioni e/o chiarimenti da parte di ANPAL.
Le tempistiche così come riviste si applicano alle istanze presentate successivamente alla data di pubblicazione del Decreto in commento.
Restano invariate le altre disposizioni dell’Avviso approvato con decreto ANPAL n. 461 del 04 novembre 2020, nonché le indicazioni operative fornite con le FAQ pubblicate sul sito internet dell’Agenzia.